Progettare gli spazi esterni di un hotel: il paesaggio delle piscine I Ruscelli dell’Orto ad Abano Terme
Tra memoria, geometria e vegetazione, il progetto per l’Hotel Mioni Pezzato reinterpreta il giardino delle piscine come un paesaggio contemporaneo: un sistema di prospettive, bordure e presenze vegetali in cui il rigore delle forme incontra la mutevolezza delle stagioni e lo spazio esterno diventa parte dell’esperienza dell’ospitalità.
I Ruscelli dell’Orto: progettare il nuovo senza cancellare la memoria
Ci sono luoghi nei quali progettare significa innanzitutto capire cosa merita di rimanere.
I Ruscelli dell’Orto appartengono da tempo al paesaggio dell’Hotel Mioni Pezzato, ad Abano Terme. Piccoli segni d’acqua immersi nel verde, legati alla storia del giardino e all’esperienza termale dell’hotel, costituiscono una presenza riconoscibile, capace di dare identità a questa parte del parco.
Quando siamo intervenuti sulla progettazione degli spazi esterni dell’area piscina, il punto di partenza non è stato quindi immaginare un paesaggio completamente nuovo, ma comprendere come ciò che già apparteneva al luogo potesse continuare a esistere attraverso un linguaggio contemporaneo.
È una distinzione sottile, ma fondamentale.
Un giardino può essere trasformato senza essere cancellato. Può accogliere nuove esigenze, nuove geometrie e una diversa sensibilità vegetale continuando a conservare una traccia di ciò che è stato.
Nel progetto dei Ruscelli dell’Orto, questa traccia è diventata materia progettuale.
La geometria delle piscine mantiene un carattere netto e ordinato; il disegno del verde ne accompagna le proporzioni, ne costruisce le prospettive e, allo stesso tempo, progressivamente ne ammorbidisce i margini. La vegetazione introduce movimento, variazione stagionale e profondità là dove l’architettura definisce invece misura e permanenza.
Nasce così un dialogo tra due nature apparentemente opposte: il rigore del disegno e la mutevolezza del paesaggio.
Anche le rose, già presenti nella storia dell’hotel, entrano in questa trasformazione. Non vengono riproposte come elementi isolati o puramente ornamentali, ma immerse in una composizione più libera, insieme a graminacee, erbacee perenni e masse sempreverdi. Il rosa riaffiora così tra verdi, grigi e tonalità polverose, quasi come una memoria che torna a manifestarsi per frammenti.
È proprio qui che la progettazione paesaggistica per un hotel assume un significato più profondo: non consiste soltanto nell’organizzare correttamente gli spazi esterni, ma nel riconoscere ciò che rende un luogo diverso da qualsiasi altro e trasformarlo in una parte dell’esperienza dell’ospite.
Ai Ruscelli dell’Orto il nuovo paesaggio nasce quindi da ciò che esisteva già.
La geometria rimane leggibile, ma non rigida.
La vegetazione acquista movimento.
Le stagioni entrano nella composizione.
E ciò che apparteneva al passato non viene semplicemente conservato: diventa materia con cui immaginare il futuro del giardino.
Progettare l’ospitalità: quando il giardino diventa esperienza
Negli spazi esterni di un hotel, il paesaggio non viene soltanto osservato. Viene attraversato, abitato, percepito da vicino.
Accompagna un percorso, costruisce una pausa, protegge uno spazio più intimo, apre una prospettiva. Entra nell’esperienza dell’ospite attraverso la luce, l’ombra, il movimento della vegetazione e il modo in cui il corpo si muove nello spazio.
È questa dimensione a rendere la progettazione degli spazi esterni di un hotel profondamente diversa dalla semplice sistemazione del verde.
Ai Ruscelli dell’Orto, questo rapporto diventa ancora più evidente.
Le piscine termali costituiscono un sistema di vasche esterne immerse nel giardino e concepite come un vero percorso sensoriale, nel quale acqua, benessere e natura partecipano alla stessa esperienza.
Il giardino viene quindi percepito da condizioni continuamente differenti.
Lo si attraversa lungo i percorsi. Lo si osserva dalle zone dedicate alla sosta e al relax. Lo si guarda dall’acqua, da una quota più bassa e ravvicinata, dove bordure e masse vegetali assumono una presenza completamente diversa. Lo si vive sotto il sole estivo, ma anche durante i mesi più freddi, quando il vapore delle piscine termali incontra la struttura invernale della vegetazione.
Progettare questo spazio significa allora lavorare non soltanto sulla composizione delle piante, ma sulla sequenza delle percezioni.
Ci sono punti nei quali il verde deve accompagnare lo sguardo e altri nei quali deve raccogliere lo spazio. Ci sono visuali da mantenere aperte, margini da rendere più morbidi, passaggi da sottolineare e zone di permanenza nelle quali la vegetazione può contribuire a creare una maggiore sensazione di intimità.
La scelta delle altezze, delle densità e dei volumi vegetali diventa così parte della costruzione del comfort. Non un comfort aggiunto successivamente al progetto, ma una qualità che nasce direttamente dal paesaggio.
È un principio centrale nella progettazione dei giardini per hotel: lo spazio esterno non dovrebbe costituire semplicemente lo sfondo dell’esperienza dell’ospite, ma contribuire attivamente a definirla.
Nel progetto dei Ruscelli dell’Orto, acqua e vegetazione vengono quindi pensate come parti dello stesso sistema.
La piscina non termina sul proprio bordo. Il giardino non comincia dove finisce l’acqua. Tra i due esiste una soglia fatta di riflessi, distanze, prospettive, profumi, consistenze e variazioni stagionali.
Ed è proprio in questa soglia che paesaggio e ospitalità iniziano a coincidere.
Il giardino smette di essere qualcosa da guardare.
Diventa un luogo da vivere.
Tra ordine e libertà: il giardino all’italiana nel paesaggio contemporaneo
Nel progetto dei Ruscelli dell’Orto riaffiorano alcuni dei principi più profondi del giardino all’italiana.
Non come citazione formale. Non come esercizio nostalgico.
Ma come modo di costruire lo spazio attraverso ordine, proporzione e prospettiva.
La geometria delle piscine definisce una struttura precisa. I percorsi ne accompagnano il disegno, gli assi orientano lo sguardo e la ripetizione di alcuni elementi vegetali introduce un ritmo capace di dare misura all’insieme.
È una disciplina silenziosa, sulla quale abbiamo scelto di costruire il nuovo paesaggio.
Nel giardino storico italiano, la vegetazione veniva spesso utilizzata per rendere leggibile il disegno: costruiva margini, sottolineava assi, delimitava stanze e accompagnava prospettive.
Nel progetto contemporaneo questa relazione può essere reinterpretata.
La geometria rimane.
È la vegetazione a cambiare il modo in cui viene percepita.
Le bordure non seguono il rigore della piscina attraverso masse perfettamente controllate. Al contrario, ne accompagnano i margini con una composizione più libera, costruita attraverso altezze differenti, fogliami morbidi, graminacee, fioriture e volumi capaci di modificarsi nel corso delle stagioni.
Il limite diventa meno netto.
La linea rimane leggibile, ma la vegetazione la attraversa visivamente, la sfuma, talvolta quasi la dissolve.
È proprio in questa tensione tra struttura e spontaneità che il progetto trova il proprio equilibrio.
Da una parte, l’architettura dell’acqua e dei percorsi stabilisce ordine e permanenza.
Dall’altra, il paesaggio introduce movimento, irregolarità e trasformazione.
Il risultato non è né un giardino formale né un giardino naturalistico.
È un paesaggio contemporaneo nel quale linguaggi apparentemente distanti riescono a convivere.
Questo principio diventa particolarmente interessante nella progettazione degli spazi esterni di un hotel, dove il giardino deve mantenere una forte identità compositiva e, allo stesso tempo, offrire una percezione accogliente, naturale e mai eccessivamente costruita.
È lo stesso principio che guida anche il nostro lavoro di progettazione giardini per architetti, dove il verde viene sviluppato come parte del progetto complessivo, lavorando su proporzioni, visuali, materiali e relazione tra interno ed esterno.
Ai Ruscelli dell’Orto il rigore non scompare.
Viene lasciato sullo sfondo.
Continua a dare ordine allo spazio mentre la vegetazione, stagione dopo stagione, ne rende i confini più morbidi.
La geometria costruisce la misura. La natura le restituisce movimento.
Ed è nello spazio tra queste due condizioni che prende forma il nuovo giardino.
La misura dello spazio: alberi, ritmo e profondità
Un albero non occupa semplicemente uno spazio.
Può misurarlo.
Può stabilire un ritmo, costruire una prospettiva, accompagnare un percorso o modificare la percezione della distanza tra un punto e l’altro del giardino.
Nel progetto dei Ruscelli dell’Orto, i filari di Lagerstroemia indica assumono precisamente questo ruolo.
La loro ripetizione introduce una sequenza riconoscibile lungo le piscine e costruisce una relazione tra il disegno del giardino, l’architettura dell’hotel e gli spazi dedicati alla permanenza degli ospiti.
Non sono elementi isolati. È il loro susseguirsi a diventare progetto.
La distanza tra un tronco e l’altro genera un ritmo; la successione delle chiome accompagna lo sguardo; la verticalità degli alberi introduce una scala differente rispetto alla superficie orizzontale dell’acqua e alle masse più basse delle bordure.
Nascono così diversi livelli di lettura del paesaggio.
In basso, erbacee e graminacee costruiscono una vegetazione morbida e mutevole.
Più in alto, le chiome delle Lagerstroemia disegnano una presenza continua ma permeabile.
Oltre, rimangono leggibili l’architettura e la profondità complessiva del giardino.
È proprio questa sovrapposizione a permettere alla vegetazione di costruire spazio senza chiuderlo.
Nella progettazione del paesaggio, infatti, la posizione di un albero è importante quanto la specie scelta.
Altezza, portamento, diametro della chioma, distanza tra gli esemplari e rapporto con le visuali determinano il modo in cui quell’albero verrà percepito e, soprattutto, il modo in cui modificherà ciò che gli sta intorno.
Ai Ruscelli dell’Orto, la Lagerstroemia lavora anche attraverso il tempo.
Durante la stagione vegetativa, le chiome accompagnano le aree di sosta con una presenza leggera e contribuiscono a filtrare la luce.
Con la fioritura introducono un nuovo livello cromatico nella composizione.
In autunno il fogliame modifica progressivamente le proprie tonalità.
In inverno, quando le foglie scompaiono, rimangono la struttura dei rami e la successione dei tronchi: il ritmo del progetto continua così a essere leggibile anche nella stagione più spoglia.
Questa capacità di attraversare le stagioni senza perdere la propria funzione compositiva è particolarmente importante nella progettazione dei giardini per hotel, dove il paesaggio deve mantenere identità e qualità anche oltre il momento della massima fioritura.
L’albero diventa allora qualcosa di più di una presenza vegetale.
Diventa architettura viva.
Non costruisce muri, ma profondità.
Non delimita lo spazio, ma ne orienta la percezione.
E attraverso la ripetizione, la distanza e la luce, contribuisce a dare al giardino una misura.
Progettare per strati: la costruzione di una bordura contemporanea
Una bordura è una costruzione spaziale.
Ogni specie occupa una quota, genera un volume, possiede una densità e stabilisce una relazione con ciò che cresce davanti, accanto e dietro di lei.
Per questo, nella progettazione di una bordura contemporanea, la scelta delle essenze rappresenta soltanto una parte del lavoro.
Prima ancora del colore vengono le proporzioni.
Altezze, diametri, portamenti e distanze d’impianto costruiscono una vera e propria sezione vegetale del paesaggio, nella quale ogni strato contribuisce alla percezione dell’insieme.
Ai Ruscelli dell’Orto questa stratificazione permette di mettere in relazione due scale molto differenti.
Da una parte ci sono l’architettura dell’hotel, le piscine e la verticalità dei filari di Lagerstroemia.
Dall’altra, una vegetazione più vicina al corpo e allo sguardo dell’ospite, capace di accompagnare i percorsi e rendere più morbido il margine dell’acqua.
I volumi sempreverdi di Pittosporum tenuifolium ‘Golf Ball’ introducono masse compatte e riconoscibili.
La Sesleria autumnalis costruisce una trama più sottile e diffusa.
Le foglie argentee dell’Artemisia ‘Powis Castle’ e la consistenza vellutata dello Stachys modificano il modo in cui la luce attraversa la bordura.
La Nepeta × faassenii ‘Six Hills Giant’ introduce invece una presenza più morbida e mobile, capace di dilatare visivamente i margini della composizione.
A queste strutture si sovrappongono le fioriture.
Non vengono distribuite uniformemente.
Emergono, scompaiono e ritornano attraverso il giardino, creando ripetizioni e pause che accompagnano lo sguardo senza trasformare la bordura in una superficie indistinta.
È proprio l’alternanza tra masse più compatte e vegetazione più trasparente a costruire profondità.
Alcune piante trattengono lo sguardo. Altre permettono di attraversarle visivamente. Alcune definiscono il margine. Altre sembrano quasi oltrepassarlo.
La progettazione degli spazi verdi avviene anche attraverso queste differenze apparentemente minime.
Una variazione di altezza, una distanza maggiore tra due gruppi o la ripetizione di uno stesso volume possono cambiare completamente il ritmo di una composizione.
Per questo il disegno della vegetazione viene costruito pensando contemporaneamente alla pianta adulta e alla relazione che stabilirà con tutte le altre.
Non progettiamo quindi una successione di singoli esemplari.
Progettiamo masse, trame, trasparenze e vuoti.
Ed è dalla loro sovrapposizione che la bordura acquista profondità, movimento e una propria architettura.
Nel giardino contemporaneo, la libertà apparente della vegetazione nasce spesso proprio da questa precisione invisibile.
Più naturale appare il risultato, più accurato deve essere il disegno che lo sostiene.
Una palette trattenuta: rosa, argento, verde e polvere
Il colore, nel progetto di un giardino, non è un elemento da aggiungere alla fine.
È materia.
Modifica la percezione delle distanze, reagisce alla luce, avvicina o allontana visivamente i volumi e contribuisce a stabilire il carattere di uno spazio.
Ai Ruscelli dell’Orto abbiamo scelto di lavorare con una palette vegetale volutamente trattenuta, costruita attraverso verdi morbidi, fogliami argentei, grigi polverosi e una presenza di rosa capace di emergere senza mai dominare la composizione.
Non cercavamo il contrasto. Cercavamo continuità.
Le foglie finemente incise dell’Artemisia ‘Powis Castle’ intercettano la luce e introducono nella bordura una materia quasi minerale.
Accanto, la superficie vellutata dello Stachys restituisce un argento più chiaro e compatto, capace di illuminare la vegetazione anche in assenza di fioritura.
La Sesleria autumnalis costruisce invece una trama verde sottile, sulla quale le altre presenze possono emergere senza perdere leggerezza.
Poi arriva la Nepeta × faassenii ‘Six Hills Giant’.
La sua fioritura non viene percepita come una massa cromatica netta, ma come una nuvola più mobile e trasparente, capace di mescolare il proprio tono alla vegetazione circostante.
Il colore sembra quasi perdere i propri confini.
È proprio questa sovrapposizione di foglie, consistenze e differenti qualità della luce a impedire alla palette di diventare piatta.
Verde, grigio e argento non costituiscono uno sfondo neutro.
Cambiano durante il giorno.
Si accendono sotto una luce più radente, diventano più freddi nelle zone d’ombra e reagiscono ai riflessi dell’acqua delle piscine, restituendo continuamente sfumature differenti.
All’interno di questa trama compare il rosa delle rose. Non come colore dominante. Come accento.
Ritorna in punti differenti del giardino e permette allo sguardo di riconoscere una continuità tra le diverse bordure, quasi fosse un filo sottile che attraversa l’intero progetto.
Nella progettazione delle bordure contemporanee, limitare la palette non significa quindi rinunciare alla ricchezza.
Significa cercarla altrove.
Nelle differenze tra una superficie opaca e una vellutata.
Tra una massa compatta e una vegetazione trasparente.
Tra una foglia che assorbe la luce e una che la restituisce.
È una ricchezza meno immediata, ma capace di cambiare continuamente insieme al giardino.
Per questo, ai Ruscelli dell’Orto, il colore non costruisce una scena.
Costruisce un’atmosfera.
Il rosa affiora.
L’argento raccoglie la luce.
Il verde tiene insieme il paesaggio.
E le tonalità polverose permettono a tutto il resto di rimanere in equilibrio.
Le rose come memoria: conservare senza replicare
Le rose appartenevano già al paesaggio dell’Hotel Mioni Pezzato.
Erano una presenza riconoscibile, parte di quella memoria vegetale che abbiamo scelto di non interrompere nel progetto dei Ruscelli dell’Orto.
Ma conservare non significa replicare.
Mantenere l’identità di un giardino non richiede necessariamente di riprodurne forme, associazioni o linguaggi del passato. Talvolta significa fare esattamente il contrario: riconoscere ciò che possiede un valore e permettergli di entrare in una composizione nuova.
Nel progetto, le rose vengono così sottratte alla condizione di presenze isolate e inserite all’interno di bordure più libere e stratificate, dove il loro carattere romantico incontra una vegetazione più contemporanea.
Il rosa non viene utilizzato per costruire grandi masse cromatiche.
Affiora.
Compare tra il verde sottile della Sesleria, le tonalità argentee dell’Artemisia, la superficie vellutata dello Stachys e le fioriture leggere della Nepeta.
In questo modo la rosa perde parte della propria centralità ornamentale e acquista un nuovo ruolo nella composizione.
Diventa un segno di continuità.
La sua presenza ritorna lungo le piscine, attraversa le diverse bordure e permette alla memoria del giardino precedente di riaffiorare all’interno di un paesaggio completamente rinnovato.
È un principio che appartiene profondamente alla progettazione del paesaggio contemporaneo: intervenire su un luogo esistente significa spesso lavorare per selezione, interpretazione e trasformazione, piuttosto che per sostituzione.
Non tutto ciò che appartiene al passato deve essere conservato.
Ma ciò che possiede un valore può essere riletto.
Nel caso dei Ruscelli dell’Orto, la rosa diventa così il punto di contatto tra due differenti idee di giardino.
Da una parte richiama una vegetazione più tradizionale, legata alla storia dell’hotel e alla presenza del fiore come elemento riconoscibile.
Dall’altra entra in una composizione costruita attraverso graminacee, erbacee perenni, fogliami e masse sempreverdi, dove il valore del giardino non dipende più dalla singola fioritura, ma dall’equilibrio dell’insieme.
Anche la percezione del colore cambia.
Il rosa, circondato da verdi morbidi, grigi e argenti, appare meno decorativo e più materico. Non interrompe la composizione: emerge dalla vegetazione e poi torna lentamente a confondersi con essa.
È così che una presenza appartenente alla storia del luogo riesce a diventare contemporanea senza perdere il proprio significato.
La memoria rimane. È il modo di raccontarla che cambia.
E forse è proprio questa una delle possibilità più interessanti del progetto: permettere a ciò che esisteva prima di continuare ad abitare il paesaggio, senza impedire al giardino di diventare qualcosa di nuovo.
Una successione di presenze: progettare il giardino attraverso le stagioni
Un giardino non dovrebbe essere progettato per raggiungere un unico momento di perfezione.
Dovrebbe saper cambiare.
Nella progettazione del paesaggio, la successione delle stagioni non rappresenta un limite da controllare, ma una delle materie attraverso cui costruire il carattere di un luogo.
Ai Ruscelli dell’Orto abbiamo lavorato sulla vegetazione immaginandola non come un’immagine definitiva, ma come una composizione in continua trasformazione.
Alcune specie emergono. Altre arretrano.
Alcune attraversano il giardino con una fioritura breve e riconoscibile, mentre altre costruiscono una presenza più silenziosa attraverso fogliami, masse e texture.
Il risultato nasce dalla loro sovrapposizione.
In primavera, il giardino progressivamente si ricompone. Le erbacee riprendono volume, le graminacee ricostruiscono le proprie masse e le prime fioriture iniziano a interrompere la continuità dei verdi.
Con l’avvicinarsi dell’estate, la bordura raggiunge una maggiore densità.
La Nepeta costruisce nuvole leggere tra le altre essenze, le rose emergono dalla vegetazione e i fogliami argentei di Artemisia e Stachys acquistano intensità sotto la luce più forte.
Ma nemmeno l’estate viene pensata come un punto d’arrivo.
Con il procedere della stagione cambiano le proporzioni tra le specie, alcune fioriture si attenuano, altre prendono il loro posto e le graminacee assumono progressivamente un ruolo più evidente nella composizione.
È una successione progettata di presenze e assenze. Ed è proprio l’assenza ad avere un ruolo fondamentale.
Progettare la stagionalità non significa cercare una fioritura continua né pretendere che ogni parte del giardino sia sempre protagonista.
Significa accettare che alcune specie possano scomparire temporaneamente, lasciando spazio ad altre e permettendo alla composizione di modificare continuamente i propri equilibri.
In questo modo anche il vuoto entra nel progetto.
Per una struttura ricettiva vissuta durante tutto l’anno, questa attenzione assume un valore particolare.
La progettazione degli spazi verdi di un hotel non può affidare la propria identità esclusivamente a poche settimane di massima fioritura. Il giardino deve conservare qualità anche nei momenti di passaggio, quando il colore diminuisce e diventano più importanti la struttura, il fogliame, il portamento e la relazione tra le masse vegetali.
Per questo il calendario delle fioriture è soltanto una parte del progetto stagionale.
Accanto al momento in cui una pianta fiorisce consideriamo quando emerge, quanto a lungo mantiene il proprio volume, come invecchia e che cosa lascia quando la stagione vegetativa termina.
È questo insieme di comportamenti a permettere alla bordura di attraversare l’anno senza perdere la propria identità.
Il giardino non rimane uguale.
E non dovrebbe farlo.
Cambia il colore.
Cambiano le densità.
Cambiano le trasparenze.
Cambia il modo in cui la luce attraversa la vegetazione.
Ciò che rimane costante è la struttura progettuale che permette a tutte queste trasformazioni di accadere senza perdere equilibrio.
È così che il tempo smette di essere qualcosa che semplicemente accade al giardino.
Diventa parte del suo disegno.
Ciò che resta: l’architettura del giardino in inverno
È facile immaginare un giardino nel momento della sua massima fioritura.
Più difficile — e forse più interessante — è progettarlo quando i fiori scompaiono.
In inverno, la vegetazione perde parte della propria abbondanza e rende visibile ciò che durante le altre stagioni rimane quasi nascosto: la struttura del progetto.
Ai Ruscelli dell’Orto questa condizione assume un significato particolare.
Le piscine termali vengono vissute durante tutto l’anno e il giardino continua quindi a essere parte dell’esperienza dell’ospite anche nei mesi più freddi, quando il paesaggio cambia radicalmente e il rapporto tra acqua calda, vapore, vegetazione e atmosfera diventa ancora più intenso.
Per questo la progettazione degli spazi esterni di un hotel non può considerare l’inverno come una stagione residuale.
Il giardino deve continuare ad avere misura. A costruire profondità. A definire margini e prospettive. A mantenere una presenza riconoscibile anche quando il colore si riduce.
È in questo momento che acquistano importanza gli elementi più permanenti della composizione.
I volumi sempreverdi del Pittosporum tenuifolium ‘Golf Ball’ mantengono punti di densità e danno continuità alla bordura.
I fogliami persistenti conservano materia e consistenza vicino al suolo.
Le graminacee e le erbacee che attraversano l’inverno con le proprie strutture secche introducono invece una trama più fragile, capace di intercettare la luce, il gelo e l’umidità.
Le rose perdono le foglie, ma non scompaiono completamente.
Rimane la loro struttura.
Le Lagerstroemia si spogliano e rendono ancora più evidente la successione dei tronchi, riportando in primo piano quel ritmo che durante l’estate viene parzialmente assorbito dalle chiome.
Il giardino cambia così gerarchia.
Ciò che in estate era sfondo può diventare protagonista.
Ciò che era massa diventa trasparenza.
Ciò che era colore diventa struttura.
Anche il vuoto acquista una presenza diversa.
Gli spazi lasciati dalle erbacee caducifoglie permettono di leggere maggiormente il terreno, le distanze tra le piante e il disegno complessivo delle bordure. La composizione si fa più essenziale, ma non per questo meno progettata.
È proprio qui che emerge la differenza tra un giardino costruito principalmente sulla fioritura e un paesaggio progettato per attraversare le stagioni.
Non tutte le piante devono rimanere verdi.
Non tutte devono conservare il proprio volume.
Non tutte devono offrire qualcosa nello stesso momento.
La qualità del paesaggio invernale nasce dall’equilibrio tra permanenza e assenza, tra ciò che continua a occupare lo spazio e ciò che temporaneamente si ritira.
In un giardino legato all’ospitalità termale, questa condizione diventa ancora più preziosa.
Quando l’aria è fredda e dalle piscine sale il vapore, la vegetazione non ha bisogno di competere con l’acqua attraverso grandi fioriture.
Può diventare più silenziosa. Più grafica. Più essenziale.
E lasciare che siano rami, fogliami persistenti, strutture secche, gelo e luce invernale a costruire il paesaggio.
Perché un giardino pensato per essere vissuto durante tutto l’anno non deve apparire immutabile.
Deve saper essere bello anche quando cambia completamente voce.
La misura della gestione: progettare un paesaggio durevole
La manutenzione di un giardino comincia molto prima che il giardino venga realizzato.
Comincia nel progetto.
Nella scelta di una specie invece di un’altra, nella distanza tra le piante, nella dimensione che raggiungeranno da adulte, nel modo in cui occuperanno il terreno e nella capacità della composizione di evolvere senza perdere il proprio equilibrio.
In uno spazio destinato all’ospitalità, questo aspetto diventa particolarmente importante.
Un giardino d’hotel è sottoposto a un uso intenso e deve mantenere nel tempo qualità estetica, leggibilità e continuità, senza dipendere da interventi costanti per ricostruire artificialmente l’immagine immaginata in fase di progetto.
Per questo, ai Ruscelli dell’Orto, la manutenzione non viene considerata come qualcosa che accadrà dopo.
Entra direttamente nel disegno della vegetazione.
La scelta di erbacee perenni, graminacee e volumi sempreverdi permette di costruire una bordura nella quale specie con comportamenti differenti collaborano alla stabilità complessiva della composizione.
Alcune mantengono struttura. Altre occupano il terreno durante la stagione vegetativa. Altre ancora introducono fioriture e movimento, per poi arretrare nei mesi più freddi.
Non chiediamo quindi a ogni pianta di svolgere la stessa funzione. È l’insieme a costruire la continuità.
Anche la densità d’impianto diventa uno strumento progettuale.
Una bordura correttamente dimensionata deve essere pensata immaginando come le piante occuperanno lo spazio una volta raggiunta la maturità, evitando sia distanze eccessive, che lascerebbero grandi superfici scoperte, sia densità troppo elevate, destinate a generare competizione e interventi correttivi nel tempo.
Allo stesso modo, conoscere il portamento naturale delle specie permette di ridurre la necessità di mantenerle artificialmente entro forme che non appartengono alla loro natura.
Una graminacea può muoversi. Una perenne può espandersi. Una rosa può attraversare la vegetazione circostante. Un volume sempreverde può invece assumersi il compito di mantenere un punto più preciso e permanente nella composizione.
La progettazione di un giardino a ridotta manutenzione non consiste quindi nel cercare piante che richiedano poca cura prese singolarmente.
Consiste nel costruire comunità vegetali coerenti, nelle quali le esigenze delle specie, le loro dimensioni e i loro comportamenti siano compatibili con il luogo e con il livello di gestione previsto.
Per una struttura ricettiva significa anche ragionare sul lungo periodo.
Un progetto paesaggistico non dovrebbe raggiungere la propria immagine migliore soltanto nel momento della consegna.
Deve poter maturare.
Le piante crescono, modificano le proporzioni, entrano progressivamente in relazione tra loro e trasformano la percezione dello spazio.
Per questo la progettazione degli spazi esterni di un hotel deve considerare contemporaneamente due tempi: quello dell’ospite, che percepisce il giardino nel presente, e quello della vegetazione, che continua a costruirlo negli anni.
Ridurre la manutenzione non significa quindi ridurre il giardino.
Significa renderne più consapevole la gestione.
Meno correzioni imposte alla vegetazione.
Più attenzione alle relazioni tra le specie.
Meno dipendenza dall’effetto immediato.
Più capacità del progetto di maturare nel tempo.
È così che la manutenzione smette di essere soltanto un costo successivo alla realizzazione e diventa uno dei parametri attraverso cui costruire un paesaggio durevole.
Disegnare con le piante: dal concept al sesto d’impianto
Un progetto vegetale nasce da un’immagine, ma non può fermarsi a un’immagine.
Una palette botanica, un’atmosfera o una selezione di specie possono raccontare l’intenzione del progetto, ma non sono ancora sufficienti a costruire un giardino.
Perché quella visione possa diventare paesaggio è necessario tradurla in misure, distanze, quantità e relazioni precise.
È qui che il concept incontra il sesto d’impianto.
Ai Ruscelli dell’Orto, ogni specie viene inizialmente studiata per il ruolo che dovrà assumere nella composizione: struttura, massa, trasparenza, movimento, fioritura, permanenza.
Ma il passaggio successivo consiste nel comprendere quanto spazio quella pianta occuperà realmente.
Non soltanto al momento della messa a dimora. Soprattutto quando avrà raggiunto la propria dimensione adulta. Altezza e diametro diventano quindi veri strumenti di disegno.
Una Sesleria autumnalis non occupa lo spazio nello stesso modo di una Nepeta, così come la massa argentea dell’Artemisia costruisce una presenza differente rispetto al volume compatto e sempreverde del Pittosporum tenuifolium ‘Golf Ball’.
Conoscere queste differenze permette di passare dalla selezione delle singole essenze alla costruzione tridimensionale della bordura.
Poi arriva la distanza.
Il sesto d’impianto stabilisce il rapporto tra una pianta e quella successiva, ma soprattutto determina come le singole presenze riusciranno, crescendo, a diventare una composizione unitaria.
Troppa distanza può frammentare il disegno e lasciare il terreno scoperto per lungo tempo.
Troppa densità può invece cancellare le differenze tra le specie e generare nel tempo competizione, sovrapposizioni e necessità di continui interventi correttivi.
La misura corretta si trova nel mezzo. Ed è una misura che cambia da specie a specie. Per questo la progettazione del verde procede attraverso diversi livelli di approfondimento.
Prima viene definito il carattere del paesaggio. Poi la palette vegetale. Successivamente vengono studiati portamenti, dimensioni adulte, successioni stagionali e rapporti tra le specie. Infine, tutto questo viene tradotto in schemi d’impianto, quantità e posizioni precise.
Questo livello di approfondimento permette inoltre di costruire un dialogo preciso con chi realizzerà il giardino. È lo stesso principio che guida il nostro servizio di progettazione giardini per giardinieri: trasformare il concept in un progetto vegetale leggibile, quantificabile e concretamente realizzabile.
Il disegno apparentemente libero di una bordura nasce così da una struttura estremamente controllata.
Le ripetizioni vengono stabilite. Le masse vengono dimensionate. I punti di maggiore densità vengono alternati a zone più leggere.
Le specie vengono distribuite affinché alcune presenze ritornino lungo il giardino e costruiscano continuità senza trasformarsi in una sequenza prevedibile.
È proprio questa precisione a permettere al progetto di apparire naturale.
E soprattutto a consentire che l’idea iniziale possa essere trasferita dal disegno al terreno senza perderne il carattere.
Per questo, nei nostri progetti, il sesto d’impianto non rappresenta semplicemente un elaborato tecnico finale.
È parte del progetto stesso. È il punto nel quale botanica e composizione diventano costruzione. Nel quale una distanza di pochi centimetri può modificare il futuro rapporto tra due piante. Nel quale l’immagine immaginata comincia ad assumere una misura reale.
Ed è anche il passaggio che permette alla successiva direzione artistica del giardino di verificare sul posto la coerenza tra ciò che è stato progettato e ciò che progressivamente prende forma durante la realizzazione.
Perché tra un concept e un paesaggio esiste una distanza.
Il progetto serve a darle una misura.
Abitare il margine dell’acqua: paesaggio e benessere intorno alle piscine termali
Progettare un giardino intorno a una piscina significa lavorare su un confine.
Tra acqua e terra. Tra superfici costruite e vegetazione. Tra lo spazio destinato al movimento e quello dedicato alla sosta.
Ai Ruscelli dell’Orto, questo confine assume una dimensione ancora più particolare: le piscine termali non sono semplicemente elementi inseriti nel giardino, ma fanno parte di un percorso di benessere immerso nel paesaggio, vissuto dagli ospiti durante tutto l’anno.
Il rapporto tra acqua e vegetazione diventa quindi centrale nella progettazione degli spazi esterni dell’hotel.
Il giardino accompagna l’avvicinamento alle vasche, costruisce i margini delle aree di sosta, entra nelle visuali dall’acqua e modifica la percezione delle superfici costruite.
Non è una cornice. È parte dello spazio termale.
Quando si osserva una bordura stando in piedi lungo un percorso, la si percepisce attraverso una determinata altezza e prospettiva.
Dall’interno di una piscina, tutto cambia. Lo sguardo si abbassa. Le masse vegetali diventano più presenti, le graminacee si avvicinano alla linea dell’orizzonte, le fioriture sembrano emergere direttamente dal margine dell’acqua e le chiome degli alberi acquistano una relazione differente con il cielo.
Per questo progettare il verde intorno a una piscina significa considerare anche il corpo di chi quello spazio lo abiterà.
Non esiste un unico punto di vista. Il paesaggio viene percepito camminando, sostando, sdraiandosi, immergendosi nell’acqua. Ogni condizione produce una relazione diversa con la vegetazione. Anche la distanza tra piante e superfici d’acqua assume un valore progettuale.
La vegetazione deve avvicinarsi abbastanza da far percepire la piscina come parte del giardino, ma senza compromettere la funzionalità degli spazi destinati al passaggio, alla manutenzione e alla permanenza degli ospiti.
È un equilibrio tra prossimità e misura.
Tra il desiderio di immergere l’acqua nel paesaggio e la necessità di mantenere lo spazio leggibile e confortevole.
Ai Ruscelli dell’Orto, le bordure accompagnano quindi le geometrie delle piscine senza cercare di nasconderle.
Ne ammorbidiscono i margini.
La vegetazione entra visivamente in relazione con l’acqua, mentre i filari di Lagerstroemia costruiscono una scala più ampia e accompagnano la profondità del giardino.
Il risultato nasce proprio dalla sovrapposizione tra la precisione delle vasche e una materia vegetale più mobile.
Ma è durante la stagione fredda che questa relazione acquista forse la propria espressione più intensa. Quando l’aria si raffredda e dall’acqua termale sale il vapore, il giardino cambia atmosfera. Le fioriture lasciano spazio alle strutture invernali, i rami diventano più visibili, le graminacee assumono tonalità più asciutte e la vegetazione dialoga con una presenza dell’acqua quasi immateriale.
In questo momento il paesaggio termale non dipende dall’abbondanza.
Dipende dall’atmosfera. Ed è qui che la progettazione del verde incontra direttamente il benessere.
Non perché una pianta produca benessere in modo automatico, ma perché proporzioni, viste, ombra, intimità, luce e presenza della natura possono contribuire alla qualità con cui uno spazio viene percepito e vissuto.
Nella progettazione delle aree piscina di un hotel, il paesaggio diventa così parte dell’esperienza dell’acqua. Non qualcosa che comincia oltre il bordo della vasca. Ma qualcosa dentro cui la vasca stessa sembra appartenere.
L’acqua riflette il giardino.
La vegetazione raccoglie lo spazio.
Il corpo abita entrambi.
Ed è in questa relazione che piscina e paesaggio smettono di essere due elementi distinti e iniziano a costruire un unico luogo.
Il paesaggio dell’ospitalità: progettare giardini e spazi esterni per hotel
Progettare il paesaggio di un hotel significa lavorare su una scala diversa da quella di un giardino privato.
Non necessariamente più grande. Più complessa.
Gli spazi esterni di una struttura ricettiva devono rispondere contemporaneamente all’architettura, all’identità del luogo, alle esigenze di gestione e alla presenza quotidiana di persone che quel paesaggio attraverseranno, osserveranno e abiteranno in modi differenti.
Per questo la progettazione di giardini per hotel non può essere considerata semplicemente come la sistemazione delle aree verdi che circondano un edificio.
Il paesaggio è parte dell’hotel. Ne accompagna l’ingresso. Costruisce la relazione tra interno ed esterno. Definisce il carattere delle aree piscina e degli spazi dedicati al benessere.
Può proteggere una zona più raccolta, orientare un percorso, accompagnare una vista o trasformare uno spazio di passaggio in un luogo nel quale desiderare di rimanere.
Soprattutto, contribuisce a costruire un’identità riconoscibile.
In una struttura ricettiva, architettura, interior design, illuminazione, materiali e paesaggio partecipano infatti alla stessa narrazione.
Il giardino non dovrebbe apparire come un elemento aggiunto successivamente all’edificio, ma come una materia capace di entrare in relazione con il linguaggio complessivo dell’hotel.
Ai Ruscelli dell’Orto questo principio prende forma attraverso il rapporto tra la geometria delle piscine, la memoria del giardino e una vegetazione più libera e contemporanea.
Non abbiamo cercato di sovrapporre al luogo una nuova immagine.
Abbiamo cercato di far evolvere quella che già possedeva.
Ed è proprio questa capacità di leggere ciò che esiste a costituire, per noi, uno dei punti di partenza della progettazione paesaggistica per hotel.
Ogni struttura possiede infatti condizioni differenti.
Un’architettura. Un clima. Una storia. Un rapporto specifico con il territorio. Una diversa stagionalità di utilizzo. Un differente livello di manutenzione possibile.
E soprattutto un’identità che il progetto del paesaggio dovrebbe essere capace di riconoscere prima ancora di trasformare.
La progettazione degli spazi esterni di un hotel nasce dall’equilibrio tra questi elementi.
La vegetazione deve essere capace di costruire atmosfera, ma anche di confrontarsi con un uso intenso.
Le bordure devono attraversare le stagioni mantenendo una propria struttura.
Gli alberi devono essere collocati considerando non soltanto la loro bellezza, ma ombra, visuali, distanze e dimensioni future.
I percorsi devono appartenere alla composizione senza interromperla.
Le aree dedicate alla sosta e al benessere devono trovare una relazione con il verde che garantisca comfort e intimità senza perdere il rapporto con il paesaggio circostante.
Anche la manutenzione entra necessariamente in questa equazione.
Un progetto destinato all’hospitality deve poter conservare nel tempo la propria qualità senza dipendere da una continua ricostruzione dell’immagine iniziale. La scelta delle specie, le densità, i sesti d’impianto e la successione stagionale diventano quindi parte di una strategia più ampia di progettazione outdoor per hotel.
È qui che garden design hotel e landscape design hotel assumono un significato che va oltre la semplice estetica degli spazi aperti.
Significa progettare un paesaggio capace di partecipare alla qualità complessiva dell’esperienza, ma anche alla riconoscibilità della struttura.
Perché un ospite può dimenticare il nome di una pianta. Può non conoscere il disegno che ha determinato la posizione di un albero. Può non sapere perché una bordura gli appare equilibrata.
Ma percepisce la qualità dello spazio. Percepisce quando un luogo è raccolto. Quando una prospettiva è stata preservata. Quando il rapporto tra ombra e luce rende piacevole una sosta. Quando architettura e vegetazione sembrano appartenere allo stesso paesaggio.
È questa qualità apparentemente invisibile a rendere il progetto degli spazi esterni parte dell’identità dell’hotel.
Non un fondale. Non una decorazione.
Una forma di ospitalità.
Il paesaggio come sistema: progettare l’outdoor dell’hospitality
Un hotel raramente possiede un solo spazio esterno.
Ci sono ingressi, percorsi, giardini, aree piscina, terrazze, dehors, corti, spazi dedicati al wellness e luoghi più raccolti destinati alla sosta e al relax.
Ognuno risponde a esigenze differenti.
Ma il progetto dovrebbe essere uno.
È questo uno degli aspetti più importanti nella progettazione outdoor per l’hospitality: evitare che gli spazi aperti vengano percepiti come una successione di episodi indipendenti e costruire, al contrario, un paesaggio unitario e riconoscibile.
Non significa ripetere ovunque le stesse piante, gli stessi materiali o le stesse soluzioni.
Significa costruire relazioni.
Una specie può comparire in punti differenti e diventare un elemento di continuità. Un materiale può attraversare più aree assumendo ogni volta un ruolo diverso. Una palette cromatica può legare il giardino alla terrazza.
Il disegno di una bordura può accompagnare un percorso e ritornare, con proporzioni differenti, intorno a una piscina.
Il paesaggio acquisisce così una propria grammatica. Alcuni elementi si ripetono. Altri cambiano.
Ma appartengono tutti allo stesso linguaggio.
Ai Ruscelli dell’Orto, questo principio è leggibile nel rapporto tra acqua, alberi, bordure e architettura. Le geometrie delle piscine stabiliscono una misura; i filari di Lagerstroemia costruiscono ritmo e profondità; la vegetazione più libera accompagna i margini e introduce una dimensione stagionale.
Ogni elemento svolge una funzione differente, ma nessuno viene pensato come un episodio isolato.
È proprio questa continuità a permettere agli spazi esterni di contribuire all’identità complessiva della struttura.
Nella progettazione degli spazi esterni per hotel, infatti, il paesaggio può diventare il filo che mette in relazione parti dell’edificio e funzioni molto diverse tra loro.
L’ingresso introduce il carattere del luogo. Un percorso lo sviluppa. Una terrazza costruisce una relazione più diretta tra interno ed esterno. Il giardino offre profondità. L’area piscina modifica il rapporto con l’acqua. Gli spazi wellness richiedono maggiore intimità. Le zone relax rallentano il ritmo.
Non devono necessariamente assomigliarsi.
Devono appartenersi.
La stessa attenzione alla relazione tra architettura, vegetazione e modo di abitare lo spazio attraversa anche la nostra progettazione di giardini per residenze private, dove il paesaggio assume una scala più intima ma continua a nascere dall’ascolto del luogo, dell’architettura e delle persone che lo vivono.
Per questo progettare l’outdoor di una struttura ricettiva significa anche lavorare sulle transizioni: ciò che accade tra uno spazio e il successivo può essere importante quanto gli spazi stessi.
Il passaggio dall’interno al giardino. Dal sole all’ombra. Da una zona più pubblica a una più raccolta. Da un percorso alla sosta. Dall’architettura alla vegetazione.
Sono queste soglie a rendere l’esperienza continua.
E sono proprio le soglie uno dei luoghi nei quali architettura del paesaggio e progettazione outdoor possono lavorare con maggiore intensità.
Il verde non viene quindi utilizzato per riempire ciò che rimane tra le diverse funzioni.
Diventa lo strumento attraverso cui metterle in relazione.
Questo approccio richiede che il progetto venga osservato contemporaneamente a scale differenti: dalla visione complessiva degli spazi aperti fino alla scelta delle singole specie, dei sesti d’impianto e delle loro dimensioni future.
È anche per questo che la progettazione degli spazi esterni per hotel e aziende può proseguire attraverso la direzione artistica durante le fasi di realizzazione: affinché materiali, vegetazione, proporzioni e scelte esecutive continuino a restituire sul posto il carattere definito dal progetto.
Il risultato non è una collezione di spazi esterni ben disegnati.
È qualcosa di più.
Un ingresso, una piscina, una terrazza o un giardino possono avere caratteri differenti e continuare a raccontare lo stesso luogo.
È allora che l’outdoor smette di essere ciò che circonda l’hotel.
Diventa parte della sua architettura.
La grammatica vegetale del progetto
La palette vegetale dei Ruscelli dell’Orto nasce dall’incontro tra specie molto diverse per portamento, consistenza e comportamento stagionale.
Alberi, rose, graminacee, erbacee perenni e volumi sempreverdi non vengono utilizzati come elementi autonomi, ma come parti di una stessa composizione.
Ognuno introduce una qualità specifica: ritmo, struttura, movimento, luce, colore o permanenza.
È dalla relazione tra queste presenze, più che dalla singola specie, che prende forma il carattere del giardino.
Lagerstroemia indica – ritmo e profondità
Disposte in filare, le Lagerstroemia indica appartengono alla struttura più ampia del progetto. La successione dei tronchi accompagna le prospettive e misura lo spazio, mentre le chiome costruiscono un livello vegetale leggero e permeabile sopra le bordure.
La loro presenza cambia durante l’anno senza perdere la propria funzione compositiva: alla vegetazione estiva e alla fioritura segue la colorazione autunnale; in inverno, la perdita delle foglie restituisce al giardino il disegno essenziale dei tronchi e delle ramificazioni.
Rosa ‘Queen of Sweden’ – la memoria del rosa
La Rosa David Austin ‘Queen of Sweden’ introduce nel progetto una presenza legata alla storia vegetale dell’hotel.
Inserita tra graminacee ed erbacee perenni, perde il carattere di elemento isolato e diventa parte di una composizione più libera. Il rosa emerge tra verdi, argenti e tonalità polverose e ritorna lungo il giardino come segno di continuità tra memoria e trasformazione.
Artemisia ‘Powis Castle’ – la materia argentea
L’Artemisia ‘Powis Castle’ porta nella bordura una massa morbida e argentea, capace di reagire alla luce e di mettere in relazione cromaticamente le diverse fioriture.
Il suo valore non risiede soltanto nel colore, ma nella consistenza del fogliame: una presenza opaca, finemente incisa, che introduce una qualità quasi minerale all’interno della vegetazione.
Stachys byzantina – luce e consistenza
La Stachys byzantina, con il suo fogliame chiaro e vellutato, lavora vicino al suolo e costruisce una delle texture più riconoscibili della bordura.
La superficie delle foglie trattiene e restituisce la luce in maniera differente rispetto alle altre specie, creando piccole variazioni di luminosità anche quando il giardino non è in fiore.
Nepeta × faassenii ‘Six Hills Giant’ – movimento e trasparenza
La Nepeta × faassenii ‘Six Hills Giant’ introduce una presenza più diffusa.
La fioritura attraversa la bordura come una nuvola leggera, ammorbidendo i margini delle masse più compatte e costruendo una transizione tra le differenti altezze della composizione.
Non definisce un limite: lo rende più incerto.
Sesleria autumnalis – la trama che tiene insieme
La Sesleria autumnalis costruisce una trama sottile e ripetuta che attraversa la composizione.
Il fogliame lineare e il portamento morbido introducono movimento senza diventare protagonisti, permettendo alle rose, ai fogliami argentei e alle altre erbacee di emergere.
È una presenza discreta, ma proprio per questo fondamentale: connette ciò che altrimenti apparirebbe separato.
Pittosporum tenuifolium ‘Golf Ball’ – la permanenza del volume
Il Pittosporum tenuifolium ‘Golf Ball’ svolge una funzione differente.
La forma compatta e il carattere sempreverde introducono punti di maggiore densità all’interno di una vegetazione prevalentemente morbida e mutevole.
Sono volumi che rimangono leggibili durante tutto l’anno e che acquistano particolare importanza in inverno, quando molte erbacee riducono la propria presenza.
La loro geometria non cerca di dominare la bordura.
Le dà misura.
Dal progetto alla ricerca: approfondimenti dal Journal
Ogni progetto apre nuove possibilità di ricerca.
Le specie utilizzate ai Ruscelli dell’Orto, le loro relazioni e il modo in cui cambiano attraverso le stagioni appartengono a un lavoro più ampio sulla progettazione del paesaggio contemporaneo: una ricerca che attraversa botanica, composizione, manutenzione e capacità della vegetazione di costruire spazi da vivere.
Nel Journal di Opuntia approfondiamo alcune delle piante e dei temi che ritornano nei nostri progetti, osservandoli non soltanto dal punto di vista botanico, ma soprattutto per il ruolo che possono assumere nel disegno di giardini, bordure e spazi outdoor contemporanei.
Per continuare la lettura:
Stachys byzantina: velluto vegetale nelle bordure del giardino mediterraneo
Nepeta x faassenii ‘Six Hills Giant
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I Ruscelli dell’orto un giardino contemporaneo per hotel ad Abano Terme
Progetto di architettura del paesaggio contemporaneo